Vetro di Murano

Lampadari, oggetti, specchi, accessori in vetro di Murano e molto altro ancora




Il vetro è costituito da silice, che diventa liquido a temperature elevate. Prima che il vetro passi da uno stato liquido ad uno solido, c'è un intervallo in cui il vetro diventa morbido e malleabile prima che indurisca completamente, permettendo all'artigiano di plasmare il materiale. Oltre alla silice, le altre materie prime, chiamate flusso o fondenti, ammorbidiscono a temperature più basse. Più ossido di sodio è presente nel vetro, più questo si solidifica lentamente. Questo è un fattore importante per la lavorazione manuale del vetro, perché concede al vetraio più tempo per modellare il materiale. Le varie materie prime che un artigiano può aggiungere a una miscela di vetro sono sodio, per rendere la superficie di vetro opaco, nitrato ed arsenico, per eliminare le bolle, e coloranti o sostanze opacizzanti. Colori, tecniche e materiali variano a seconda del risultato che il vetraio sta cercando di raggiungere. La lavorazione del vetro di Murano può essere suddivisa in due categorie: prima lavorazione e seconda lavorazione. Rientrano nella prima lavorazione quei procedimenti che utilizzano la materia prima, ossia sabbia, soda ed altri composti, oppure il vetro grezzo, detto cotisso. Questi elementi vengono fusi in forni specializzati al fine di ottenere la miscela vitrea che successivamente viene lavorata. Fanno parte, invece, della seconda lavorazione l'elaborazione a lume con l'utilizzo di bacchette di vetro, la vetrofusione e le lavorazioni "a freddo" quali la decorazione, l'incisione e la molatura.

Per saperne di piu:

 

Avventurina: Con il termine "avventurina" si descrive un vetro inventato a Murano intorno al 1620 che presenta avvolte nella massa, a prima vista, innumerevoli pagliuzze dorate, in realtà trattasi di minutissimi cristalli di rame. Il segreto della composizione dell'avventurina, detenuto nei secoli da pochi maestri vetrai, sta nell'aggiungere a fusione conclusa, appropriate quantità di materie prime come battitura di ferro, silicio metallico, carbone, fino a quando inizia a precipitare il rame metallico. Un lento ciclo di raffreddamento del vetro fuso provoca la separazione del rame metallico dal vetro di base. L'omogeneità della distribuzione dei cristalli di rame caratterizza la qualità dell'avventurina. L'origine del termine avventurina prende nome dalla definizione data dal vetraio seicentesco Giovanni Darduin: "la si dimanda venturina, et con ragione, perché sortisse più per ventura che per scientia".


Cristallo: È definito "cristallo" il vetro incolore e trasparente, decolorato con biossido di manganese, ottenuto con materie prime depurate. Fin dai tempi del Medioevo il cristallo è considerato il più pregiato vetro muranese. Il segreto della sua qualità sta nelle purezza delle materie prime impiegate, nell'uso di decoloranti, nella preparazione della miscela vetrificabile e nella condotta della fusione. Nella metà del XV secolo i muranesi proposero un vetro puro e incolore, che per la prima volta nella storia venne chiamato cristallo e successivamente venne riprodotto in altri paesi europei. A differenza del cristallo nordico, che presenta una alta concentrazione di ossido di piombo e che oggi deve sottostare a severi controlli relativi ai fumi derivanti dalla fusione, il cristallo muranese è un vetro sodico-calcico i cui componenti principali, oltre alla silice, sono l'ossido di sodio e l'ossido di calcio. Il cristallo sodico risulta molto adatto alla produzione di oggetti soffiati particolarmente leggeri che richiedono lunghi tempi di lavorazione. È un vetro ottenuto con una tecnica decorativa a caldo, inventata a Murano nella prima metà del XVI secolo. Prevede l’utilizzo di bacchette contenenti fili lisci in "lattimo" o in vetro colorato. Se i fili nelle bacchette sono ritorti, o a spirale, la filigrana è detta “a retortoli” mentre se le bacchette sono incrociate la filigrana viene definita "a reticello" o "doppia".


Il lattimo è un vetro bianco opaco come il latte (da cui il nome), l'invenzione è datata nel 1450 circa a Murano con lo scopo di imitare la porcellana cinese giunta a Venezia, utilizzando come opacizzanti calcina di piombo e stagno. Nel Rinascimento e nel XVIII secolo il lattimo venne utilizzato soprattutto per la produzione di raffinati oggetti soffiati, decorati a smalti policromi. Nella lavorazione odierna gli agenti opacizzanti utilizzati sono caratterizzati da minuti cristalli di fluoruro di calcio e di sodio che si separano dal vetro fuso durante il raffreddamento. Questi cristalli risultano tanto più omogenei quanto più è elevata la concentrazione di ossido di zinco nella miscela. Simile al lattimo, da un punto di vista estetico, è il vetro smalto a base di arseniato di piombo, utilizzato soprattutto nella lavorazione delle perle e della filigrana. La soffiatura intorno alla metà del I secolo a.C. fu una tecnica che rivoluzionò la produzione vetraria, rendendo rapida ed accessibile la produzione di contenitori in vetro favorendone la diffusione anche presso le classi più modeste. L'origine della soffiatura avvenne nell'area siro-palestinese, inizialmente non esisteva una vera e propria canna da soffio bensì una canna vitrea cava che veniva chiusa ad una estremità permettendo la modellazione in quella zona in forma di boccetta, mentre nell'altra estremità avveniva la soffiatura generata dal maestro vetraio. In un secondo tempo l'oggetto modellato veniva staccato dal resto della canna vitrea. L'introduzione di una canna metallica rese più agevole il lavoro del vetraio ed ampliò la gamma produttiva.


Il "sommerso" è una forma di arte del vetro di Murano che presenta strati di colori contrastanti (in genere due), la tecnica prevede l'immersione di un soffiato di grosso spessore nel crogiolo contenente del vetro trasparente di altro colore ed egualmente di ampio spessore. La sovrapposizione di spessi vitrei trasparenti permette di ottenere particolari effetti cromatici. Il sommerso è stato sviluppato a Murano durante la fine degli anni trenta ed è stato reso popolare da Seguso d'Arte negli anni cinquanta. Questo processo è una tecnica popolare per i vasi, ed è talvolta usato per le sculture.


Le "conterie" sono perline di vetro arrotondate o a spigolo vivo, ottenute con la lavorazione a "lume" sezionando tubicini forati tirati in fornace per una decina di metri. La canna vitrea non forata viene ammorbidita dal calore del fuoco che fuoriesce da un cannello, successivamente viene avvolta intorno a un tubicino metallico che conferisce alla perla la forma desiderata e infine decorata con l'utilizzo di vetro policromo. Le conterie si differenziano da quelle lavorate in passato che venivano chiamate margarite. La loro lavorazione fu introdotta a Murano nel XIII secolo. Nacque un'industria molto fiorente La tecnica del vetro decorato a smalto prevede l'utilizzo di composti colorati ottenuti con polveri di vetri bassofondenti opachi e trasparenti finemente macinati, applicati a pennello sulla superficie del vetro per realizzare un decoro che può assumere sagome astratte, vegetali o figurative. L'oggetto decorato viene successivamente sottoposto ad un ciclo termico che non supera i 500 °C, in questo modo il vetro applicato a pennello, rammollendo, aderisce in maniera permanente alla superficie del vetro di supporto. Questo tipo di tecnica ha origine orientale ed è stata introdotta a Venezia nell'ultimo decennio del XIII secolo con larga fortuna nel Rinascimento.


Millefiori: Con "millefiori" viene definita una canna forata o non forata che presenta al suo interno diversi strati vitrei concentrici di vario colore e forma, solitamente a fiore o a stella. L'elaborazione prevede come prima fase l'uso di stampi aperti che imprimono di volta in volta le diverse sagome a seconda di ciascun strato di diverso colore e successivamente la tiratura della canna lungo decine di metri. Un particolare tipo di canna millefiori è la rosetta, che risale al XV secolo caratterizzata da motivi a stella in vetro bianco, rosso e blu, a strati alterni. La canna millefiori viene generalmente tagliata in sezioni denominate murrine. I segmenti ottenuti da una canna forata, dopo essere stati molati, possono diventare delle perle. Mentre le sezioni non forate possono essere accostate e fuse al calore del forno così da confezionare piatti o ciotole e se fuse al fondo di una piccola massa emisferica di cristallo, dei pressacarte o presse-papier. La molatura è una tecnica, rimasta inalterata per molti anni, che permette di scavare il vetro e si effettua in diverse fasi. La prima fase prevede l'utilizzo di una ruota molto grezza costituita da carburo di silicio a grana "80", la seconda fase consiste nell'aggiustare l'incisione eseguita precedentemente con una ruota, sempre in carburo di silicio, ma di grana più fine "220", nella terza fase si agisce con la moltaura e la lisciatura dell'incisione attraverso l'impiego di una ruota in pietra arenaria naturale. Nella quarta ed ultima fase l'oggetto viene ripassato con una ruota in sughero impregnata da un impasto composto da pietra pomice ed acqua con lo scopo di lucidare l'incisione. A lavoro compiuto si procede a pulire e rendere l'oggetto brillante con una ruota di panno bagnata di ossido di cerio e acqua.


Specchio: Le origini dello specchio veneziano risalgono al Rinascimento. La lavorazione dello specchio si basa su una lastra di vetro, con una parte rivestita di alluminio o argento, che produce una immagine per riflessione delle figure che compaiono di fronte ad essa. Solo tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII vi fu la diffusione degli specchi di vetro con un rivestimento metallico e, col Rinascimento, Venezia e Norimberga diventarono dei rinomati centri per la produzione di tali oggetti. Nel XVI secolo il sistema più diffuso per rendere specchiata una superficie vitrea consisteva nell'applicare un sottile strato di metallo riflettente, spesso una lega (amalgama) di mercurio e stagno. Successivamente nel 1835 Justus von Liebig scoprì il processo chimico di rivestimento del vetro con argento ciò dette origine alle tecniche di produzione degli specchi odierne. Il procedimento consiste nello spruzzare, sotto vuoto, un sottile strato di alluminio o argento sulla parte inferiore della lastra di vetro ed attendere la reazione per elettrolisi. Lo strato metallico deposto sul lato opposto a quello riflettente viene ricoperto da una vernice a scopo protettivo. È una tecnica antichissima, in cui rientra anche il vetro mosaico. Sezioni di vetro di diverso colore vengono accostate su una piastra di fibra ceramica e fuse in un forno elettrico in modo da ottenere un tessuto vitreo multicolore detto vetro mosaico o murrina. Sulla lastra vengono disposti lacerti o granuli di vetro di diverso colore che si fondono con il supporto vitreo di base. L’operazione può essere ripetuta più volte sovrapponendo i colori e creando un decoro tridimensionale. Vetro murrino: Il vetro murrino è una tecnica tra le più antiche, si tratta di una seconda lavorazione che consiste in una piastra vitrea composta saldando con il calore tessere in vetro di diverso colore sezionate da canne policrome, la piastra in seguito viene modellata con l'utilizzo di uno stampo in argilla refrattaria e può essere ulteriormente modificata anche prendendo forma di vaso.

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